A Ta’, ti vuole il segretario. Tatà risponde: Mo’, mo’… e seguita a parlare. Il Tempo è lasciato scorrere con cortese disprezzo. Il tempo è moneta? Tremenda senteza di schiavi. In Abruzzo la moneta non abbonda e poi che può fare uno se corre, mentre tutti gli altri vanno piano? Mo’, mo’ “ [Janni 1939]

martedì 19 novembre 2013

Pasquale (Pascal) D'Angelo

Pasquale (Pascal) D’Angelo. Nato a Cauze «un gruzzolo di case di pietra a poca distanza da Introdacqua e non lontano dalle antiche mura di Sulmona» nel 1894. Figlio di un pastore abruzzese, a sedici anni fu costretto ad emigrare. Suo padre, dopo poco, esausto di quella vita non umana, decide di tornare in Italia. Pascal resta: “da qualche parte in questo grande paese …. avrei trovato la luce”. Nonostante un lavoro massacrante da operaio sottopagato, considerato meno di niente, oggetto di ingiurie a sfondo razzista, cosa nota a gli emigranti italiani di allora, resiste consolato dalle sue poesie. Si avvicina, autodidatta, alla grammatica anglofona solo nel 1919 ma ciò che innato dentro gli apre le porte di alcuni editori. Lasciò il lavoro di operaio e decise che doveva fare il poeta. Dopo molti mesi di privazioni riuscì nel suo intendo e le sue poesie furono pubblicate anche su importanti riviste letterarie: The Bookman, Century, Current Opinion, Literary Digest, The Nation, The New York Tribune, The Measure, The Liberator, Il Popolo, Bollettino della sera, The Saturday of Literature e The Springfield Republican. 
Nel 1924 pubblicò, per la casa editrice Macmillan di New York, la sua autobiografia Son of Italy, che continua ad essere considerata la prima opera in inglese di un emigrato italiano che sbarcò in America senza cultura e senza la conoscenza dell’inglese.
Morì a New York nel 1932, a soli 38 anni!

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